Loreto – Benedizione delle Moto/ Blessing of Motorcylcles

Da alcuni anni la benedizione delle moto che si tiene a Loreto la prima domenica di gennaio è un momento in cui con i compagni di passione ci si incontra per ricordarle i viaggio fatti nell’anno appena passato e programmare quelli dell’anno che ci aspetta.

Quest’anno la giornata soleggiata ed un clima quasi primaverile ha permesso anche ai motociclisti più freddolosi così che eravamo in molti a riempire non solo la piazza del Santuario, luogo riservato ai motociclisti, ma anche le vie del centro storico erano affollate di moto.

Nessun invito, nessuna organizzazione ma un appuntamento spontaneo nato dal passa parola ed oggi via internet, interviene chi è spinto dalla fede religiosa ma anche solo dalla passione.

Le moto iniziano ad arrivare intorno alle 9 e poco prima di mezzogiorno sulla scalinata antistante la Basilica si affaccia il Delegato Pontificio che rivolge un breve saluto e poi benedice i presenti.

Al termine tutti lasciano la piazza ed il raduno finisce.

For some years the “ Blessing of the motorcycles” in Loreto ( Italy ) , held the first Sunday of January, is an event  when we meet to commemorate the rides made ​​in the year just past and to plan those for the new year.

 This year  the day sunny and spring like climate has also allowed riders always feel cold, so were many of us to fill not only the square of the Sanctuary, a place reserved for bikers, but also the historic streets were crowded with bikes.

 No calls, no organization, but an appointment born spontaneously from word of mouth, and now through the internet, who intervenes is driven by religious faith but also only by passion for motorcycles

 The motorcycles start to arrive around 9 am and just before noon on the steps in front of the Basilica the Papal Delegate overlooks to giving a brief greeting and then blesses people.

 After the bless everybody leaves the square and the rally ends.

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Da Denver a Denver – il cerchio si chiude.

Tappone di trasferimento da Hulett a Cheyenne, capitale Wyomnig , attraversando prime le  Colline Nere ( Black Hills ) e poi la prateria, con due tappe importanti Mount Rushmore e il Monumento a Crazy Horse.

mount Rushmore

Le strade delle Black Hills sempre piene di motociclisti tranquilli la prateria praticamente deserta di traffico.

Mount Rushmore significa per me la copertina di  Deep Purple In Rock ed il film Intrigo di Hitchcock.

Il monumento a Crazy Horse significa cercare di ritornare ai miti dell’infanzia quando a carnevale di vestivi da indiano o da sceriffo.

Il primo è una terrazza da cui osservare le scultura da vicino, ma lo si può fare tranquillamente da fuori il recito evitando anche di pagare l’ingresso.

Il secondo ha un bel centro che documento sia l’opera che alcuni aspetti della cultura dei nativi americani.

Ovviamente i parcheggi sono pieni di moto.

Crazy Horse

Ci fermiamo a pranzo a Custer in una pizzeria dove troviamo un  giovane pizzaiolo italiano ed una pizza di stile italiana e dimensioni americane. Ottima.

Lasciate le Black Hills la strada per  Cheyenne attraverso la pianura è un lungo rettilineo pressoché deserto.

Ci fermiamo per il pieno in una piccolissimo agglomerato di case perduto nel mare d’erba. Un simpatico biker californiano impietosito dai nostri nasi bruciati ci offre la sua crema anti scottature siamo a oltre 200 km da Sturgis e si respira ancora l’aria del raduno.

Molti bikers stanno percorrendo la nostra strada verso nord , in senso contrario al nostro,  per raggiungere il raduno nel fine settimana che è il momento più affollato dell’evento.

Nel piatto orizzonte della prateria si stagliano verso sud nubi torreggianti temporalesche che raggiungiamo vicino alla meta verso sera quando oramai hanno esaurito la loro carica lasciando solo le strade bagnate che riflettono i colori del tramonto.

A Cheyenne ci accoglie il solito motel all’uscita dalla Interstate e il solito dinner Danny’s .

Il giorno dopo un breve vista al centro deserto per il finesettimana e poi giù a sud verso Denver, solo 150 km per chiudere in nostro “anello americano”.

Lungo la Interstate ci fermiamo attirati dalla dimensione della concessionaria Harley Thunder Montains, che da il benvenuto ai bikers per Sturgis … a 360 miglia da Sturgis! Ci si fa incontro un venditore di taglia gigante attratto dal nostro italiano … è figlio di immigrati calabresi e ci saluta come vecchi compagni raccontandoci della sua famiglia e del viaggio in Calabria che ha fatto per i funerali della nonna.

Gemellaggio italo-americano

A Denver riconsegniamo le moto e dedichiamo alla visita della città il giorno e mezzo che ci resta prima della partenza per l’Italia.

Nella downtown di Denver è stata creata una lunga strada pedonale servita da dei bus navetta lungo la la quale  si aprono locali, ristoranti , negozi: prendiamo un cassa da Starbucks ceniamo a Rockcafe.

Il giorno dopo visitiamo il centro d’arte moderna progettato da Libeskind apprezzando sia le mostre temporanee che le collezioni permanenti, in particolare quelle dedicate all’epopea western.

Raggiungiamo in taxi un grand mall nella zona elegante di Denver per vedere la vera area dello shopping con negozi eleganti e di grandi marchi ben diversi a quelli del centro destinati più ai turisti.

Compro un paio di Levi’s 511 a 30 euro !!!

Tornati in downtown scopro il famoso negozio Burnmount specializzato in abbigliamento country western e frequentato da molti musicisti.

la tentazione di Gianni

Compro come ricordo del viaggio un camicia ricamata con i riferimenti alla famosa canzone “route 66”.

Magari è un invito ad andarci la prossima volta.

Video dedicato a Cheyenne e Denver

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Da Denver a Denver – Il Nero

Su mega raduno di Sturgis nelle Black Hills , Annual Sturgis Motorcycle Rally si è detto e scritto di tutto, quindi più che descriverlo vi racconto quello che abbiamo fatto.

Strurgis Foto ricordo

Lasciamo Hulett al mattino per percorrere i 100 kilometri  a cavallo tra Wyoming e Sud Dakota che ci separano dal “mitico raduno” attraversando un paesaggio di dolci colline e pascoli circondati da boschi, incrociamo continuamente gruppi di motociclisti che provengono da Sturgis.

Più ci avviciniamo più la frequenza di moto aumenta ( ovviamente ).

L’ingresso alla cittadina è facile da trovare, basta seguire il flusso di moto, urbanistica delle cittadine americane aiuta ad orientarsi: strade a scacchiera con la main street al centro.

Il traffico delle migliaia di moto scorre regolare, peccato che non abbiamo chiuso al traffico automobilistico come a Faak am See in Austria  per l’European Bike Week, il parcheggio si trova abbastanza facilmente e anche nella main street si riesce basta attendere che qualcuno riparta. Infatti se pur sono moltissime le moto il ricambio nei parcheggi è elevato.

La cosa che più colpisce è l’impressionante numero di t-shirt in vendita tutte personalizzate con la data dell’evento, contrariamente a quello che avviene a Faak am See qui tuttal la cittadina è un gigantesco centro commerciale occupato soprattutto da stand e negozi di abbigliamento per moto … custom style of course.

Noi abbiamo parcheggiato quasi subito in una traversa della main street e si siamo diretti allo spazio dove vengono vendute maglietta, pin e patch  ufficiali del raduno …. Acquisto multiplo per amici e consanguinei  con il solito problema dell’abbinamento taglia-colore-nome  felicemente risolto con la paziente e simpatica collaborazione della signora addetta alla vendita.

Poi mega padiglione ufficiale dell’Harley Davidson modelli nuovi, accessori, abbigliamento in mostra.

Padiglione con le moto che partecipano al concorso custom …. Che fa sorgere il dubbio sulle sostanze psicotrope usate dei progettisti e spero non dai meccanici.

A proposito di sostanza psicotrope passiamo allo stand Jack Daniel’s che … vende magliette. La sostanza occorre comprarla nel drugstore anche in bottiglia personalizzata Sturgis.

In verità poi gli stand vendono sempre le stesse cose: abbigliamento in pelle  dal sado-maso allo stile cowboy, gadget di vario tipo e natura ma tutti rigorosamente eccessivi, t-shit in tutte le salse.

daniela e roberta

A pranzo ci infiliamo in un Saloon, uno dei tanti locali dove in genere si spaccia musica rock e country  alla buona e si beve e  si mangia sempre che trovi un posto ed catturi una improbabile ragazza che è stata arruolata come cameriera senza avere le caratteristiche fisiche e psicologiche necessarie a gestire i difficili rapporti umani di clienti un po’ alticci dai modi ruvidi. L’ordinazione è una sorta di lotteria la cui buona riuscita dipende dal livello di musica e rumore presente al momento, dalla capacità di interpretazione del menu ( o meglio della descrizione fotografica  dei  i piatti con quelli dei i vicini ), dalla possibilità di indicare tutto nel breve tempo in cui si è riusciti a bloccare la cameriera e attrarne l’attenzione, dalla capacità degli addetti alla cucina di interpretazione degli appunti stenografici della cameriera.  Insomma si mangia quello che ti portano un po’ come alla mensa della Caritas.

Per la bibite ci abbiamo adottato la tecnica del self service altrimenti saremmo uscita a notte fonda.

Uscaimo dal saloon con una massiccia dose di grassi e calorie che devono essere smaltiti percorrendo avanti ed indietro le strade, dentro e fuori  i negozi fino alla conquista di uno spazio per sedersi sulla main street per godersi il passaggio di moto e motociclisti.

Abbiamo visitato il museo storico delle moto in cui la cosa più interessante era l’attempato biker alla biglietteria che sembrava uscito dalla penna di un fumettista, grande simpatia a ritmi rallentati e grande ammirazione per le moto italiane.

Alla fine si può dire che a  Sturgis, oltre che a comprare magliette, si beve e si passeggia piacevolmente frastornati da moto,rumore,musica,facce, odori in una sorta di nirvana meccanico.

Al tramonto rientriamo a Hulett preferendo un simpatico ristorantino stile western di due stanze per rilassarci e mangiare più comodamente ma sempre nell’atmosfera biker che si respira nel raggio di 200 km da Sturgis.

Il giorno ci svegliamo con il rumore della pioggia che tuttavia nel tempo di fare colazione cessa e l’acquazzone si sposa verso est  verso Sturgis faccedno intravvedere al ovest un bel cielo azzurro.

Decidiamo quindi di fare un giro ampio prima di ritornare a Sturgis nel pomeriggio. Quindi seguendo la coda dell’acquazzone andiamo a Spearfish , pocol lontano da Sturgis e lungo un canyon dalle caratteristiche simili alle nostre strette valli alpine arriviamo a Deadwood, una decina di kilometri da Sturigs.

Il percorso deve sembrare agli americani una sorta di eden dei motociclisti per la sinuosità a la spettacolarità del paesaggio, i limiti di velocità rigorosamente rispettati, la strada bagnata e l’elevato numero di motociclisti ci impedisce di pennellare al  ritmo europeo.

Deadwood è nel circuito del raduno di Sturgis e quindi con le stesse caratteristiche ma con soltanto un migliaio di moto parcheggiate ovunque ed un flusso continuo lungo la main street dove si aprono i soliti negozi di t-shirt e i saloon in stile assolutamente western, che in realtà sono locali pieni di slot machine.

Entriamo nel Saloon n.10 ricostruito in old style e memorabilia western con il piano terra pieno di bikers ed il primo piano tranquillo e sobrio dove pranziamo ottimamente.

Intanto il sole è tornato e entriamo a Sturgis parcheggiando all’ingresso del paese  vicino ad un improvvisato palco dove un gruppo rock blues di ispirazione religiosa suona nella quasi indifferenza di tutti quelli che passano. Mi fermo, la musica non è male, faccio cenno di apprezzarla e subito mi regalano un CD.

Restiamo fino al tramonto e poi di nuovo ad Hulett.

Per questa volta ci perdiamo alcune cose che nel paio di giorni è impossibile fare:

i concerti rock di qualità che si tengono nei camping fuori Sturgis e le gare motociclistiche che si svolgono nelle zone attorno al Rally.

Sarà per la prossima.

Video dedicato a Sturgis

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Da Denver a Denver – il Giallo

Il giallo

prateria

Cody, paese di nascita di Buffalo Bill, non ha nulla di diverso dagli altri che abbiamo attraversato, se non per la presenza di un bellissimo centro culturale e museo dedicato al grande istrionico personaggio che ha incarnato e diffuso nel mondo il mito e epopea Western.

Basterebbe la visita questo centro a giustificare il viaggio a Cody,  tra memorabilia, ricostruzioni, ambientazioni si riesce realmente a sentire lo spirito di un certo West, assolutamente complementare a quello spirituale della fuga dei Mormoni:  animato da un senso di libertà e allo stesso tempo oppresso dal senso di tragedia per quello che è stato il destino del popolo indiano.

Cody è anche la capitale ( così dicono ) del rodeo e non potevamo mancare di assistere a quello organizzato ogni sera in estate. Molti turisti ma tutti degli States, tranne noi e pochi altri.

Da vedere e gustare con lo spirito giusto: roba rustica, semplice, sana retorica patriottica .

Sicuramente non finta! Direi che è molto simile ai nostri circhi, in cui riesci a vedere che chi si esibisce crede a quello che fa più che a fare spettacolo.

Avendo fatto il carico di cultura western  siamo pronti ad affacciarci nella prateria che qui inizia e si estende per miglia glia di miglia verso est. Gialle pianure appena ondulate, segnate dalle geometrie regolari dei recinti e delle linee elettriche e telefoniche. Tra Cody e Sheridan la pianuraè interroda da massiccio montuoso del Big Horn che attraversiamo non senza un attimo di tensione provocato da un piccola frana che dissemina sassi più o meno gradi sulla strada. Ovviamente in moto riusciamo a superare agevolmente l’ostacolo lasciando alle auto il compito di liberare la strada.

Arriviamo in una deserta Sheridan la domenica pomeriggio cercando vanamente di coglierne il decantato fascino si storica città dell’epopea western, ma io non ci sono riuscito e decido di andare a dormire puntando tutto su una ottima cena.

Peccato che il tempo passa e quando siamo pronti per la cena  il ristorante segnalato da Tripadvisor sta chiudendo così come altri lasciandoci come unica alternativa Mc Donald ! Anche questa è l’America !

Il giorno dopo continuiamo lungo la prateria in direzione di Hulett nostra base per Sturgis.

La Devil’s Tower che il film “incontri ravvicinati” ha reso popolare è il nostro punto di riferimento.

Vicino al monolite il paesaggio assume caratteri collinari, con pascoli versi e boschi di conifere: siamo ai confine delle Black Hills.

devil's tower

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Da Denver a Denver – il Blu

Il Blu

verso Yellowstone

Le montagne del Grand Teton con le loro rocce scure macchiate dai bianchi nevai dominano la strada che nella fresca mattina ci conduce al parco di Yellowstone. Il blu intenso del cielo si riflette nei laghi grandi e piccoli che incontriamo lungo il percorso.

Più ci avviciniamo al parco di Yellowstone più aumentano i camper, roulotte , pick up con barche al traino ed ovviamente … moto !

All’interno del parco una strada con percorso ad anello permette di toccare tutte le aree principali e i punti di attrazione naturalistica salienti: il Grand Loop Road

Il nostro lodge si trova all’estremo nord del parco, ovvero dal lato opposto al nostro ingresso, così che per raggiungerlo percorriamo tutto il lato west del Grand Loop Road, toccando tra l’altro il mitico Old Faithful.

Che cosa c’è che porta centinaia di persone ad aspettare pazientemente che da un buco del terreno venga fuori un getto di vapore ed acqua bollente alto 40 metri ? Non lo so ! Potrei dire che per scoprirlo mi sono affiancato ai turisti seduti su panche di legno in trepida e paziente  attesa del “grande spruzzo”, ma in verità mi sono semplicemente accodato per curiosità.

Le altre aree con le caldare e i getti di vapore che si incontrano lungo il Grand Loop forse sono più in sintonia con l’ambiente naturale perché meno assediate dai turisti.

le acque bollenti

Fa impressione vedere  le vaste aree colpite dal grande incendio del 1988 con gli scheletri di alberi rimasti a testimoniare la tragedia.

Il Loop è abbastanza frequentato di mezzi e purtroppo quando si presenta la possibilità di vedere un animale selvatico dalla strada il traffico si blocca con piccoli ingorghi, a volte pericolosi quando si trovano dietro una curva, e solo grazie alle moto riusciamo a superarli agevolmente.

Per fortuna gli avvistamenti degli animali selvatici dalla strada non sono frequenti.

Tra questi i bufali sono sicuramente quelli più scenografici, fino a che non te li trovi a due metri di distanza dalla moto. Questo è successo mentre percorrevamo la NE Entrance Road lungo il Lamar River con la pianura affollata di bufali alcuni dei quali indecisi se attraversare la strada prima, dopo o mentre passavamo noi in moto. Nel dubbio Daniela anziché filmare la scena dei bestioni accanto alle moto a puntato l’obiettivo in ogni direzione esprimendo chiaramente che le presenze belluine mettevano in secondo piano la sua attività di filmaker rispetto a quella di scappare repentinamente al minimo manifestarsi di atteggiamenti aggressivi.

Atteggiamenti aggressivi che non si sono palesati lasciandoci passare tranquillamente.

Lo sforzo da fare è immaginare queste verdi piane con i loro merletti di ruscelli popolati di migliaia di questi bestioni e dei loro smilzi cuccioli, prima della grande carneficina.

video dedicato a Yellowstone

Lasciamo Yellowstone in direzione del mitico Beartooth Pass ( 3900 metri di altitudine ) a confine tra Wyoming e Montana lungo la hwy 212, considerata la più bella strada degli States.

L’area montana è ricca di laghi piccoli e grandi di un blu intenso, circondati da prati verdissimi. La strada è ricca di tornanti “americani” nulla a che vedere con lo Stelvio o il Grossglockner, potremmo definirli meglio curvoni perfetti da fare con le Electa Glide, fondo perfetto senza buche o sassi sparsi. Dunque una passeggiata per noi europei. Il panorama che si gode salendo è maestoso e si estende verso le montagne di Yellowstone ad ovest e le grandi praterie ad est sotto questo grande cielo, oggi di un blu ancora più intenso vista l’altitudine e forse lo stato d’animo.

Si capisce il significato della denominazione data a quest’area  del Montana : Big Sky !

Video: Atrraverso il Beartooth Pass

 

Scendiamo a Red Lodge sull’altro lato del passo e da qui ci avviciniamo a Cody attraversando la pianura gialla per i cereali e per i pascoli, ancora un altro paesaggio nel giro di poche miglia.

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Da Denver a Denver – Il verde

Ci lasciamo alle spalle l’arido paesaggio dei canyons per raggiungere il parco di Yellowstone.

Fendiamo area deserta che separa Moab da Price percorrendo i lunghi rettilinei in compagnia dei grandi camions che ci sorpassano incuranti dei limiti di velocità.

Price è alla base dell’area montuosa che dobbiamo attraversare per raggiungere Salt Lake City, la nostra prima tappa. Lungo la HWY 6 il paesaggio ancora una volta muta profondamente portandoci a percorrere valli ed altopiani che ricordano i nostri Appennini. Affiancando la ferrovia decidiamo di scattare un foto al un piccolo convoglio ferroviario che ci sembra il perfetto coronamento di questo ambiente naturale,  forse sorprendiamo il macchinista che ci saluta suonando la sua sirena.

Raggiungiamo la I-15 che, costeggiando il Lago Salato, ci porterà alla nostra desitnazione. Purtroppo come tutte le autostrade il 60 km sono caratterizzati da traffico intenso, cantieri, restringimenti di carreggiata e fondo stradale irregolare. Sopravviviamo e finalmente raggiungiamo il nostro albergo in pieno centro.

Alla reception un signore francese ci dice che anche lui sta andando a Sturgis, lo saluto dicendo che magari ci si incontrerà di nuovo là nonostante le 500.000 persone presenti . Non ci crederete ma ci siamo incontrati veramente !

La downtown SLC è simile a tutte le altre con i sui grattaceli di uffici ( non così alti nè così numerosi delle più grandi città USA )con un area centrale ristrutturata per farne un centro commerciale che richiama i centri urbani europei. Ma SLC ha un cuore ed un’origine spirituale: Temple Square sede della Chiesa dei Santi degli Ultimi Giorni, ovvero i Mormoni.

Una visita è d’obbligo perché questa comunità religiosa fuggita dalle persecuzioni degli Stati dell’Est , dove era nata, fondò alla metà dell’800 la città di SLC e tante altre piccole cittadine. Sono forse l’espressione più autentica dello spirito che ha portato alla conquista del West: la ricerca della libertà e di un nuovo inizio.

Mentre entriamo nella Temple Square una giovane squillante voce femminile ci chiede” Siete italiani ?” .. in italiano ! Conosciamo così sister Narduzzi di Torino e la sua giovane consorella di Taiwan che stanno svolgendo la loro missione volontari, come prescrive la loro Chiesa, a SLC. Un incontro fortunato perché saranno loro a farci da guida nel conoscere non solo i luoghi ma anche gli aspetti salienti della loro religione. Un bell’incontro!

Il giorno dopo ripartiamo per avvicinarsi al parco: la meta Jackson Hole.

Il viaggio inizia attraversando le montagne alle spalle della città e le verdi fertili valle in cui si stagliano gli accuminati campanili dei templi mormoni. Dalle foreste di conifere di diffonde un profumo così  intenso che sembra di avere il Wicks Vaporub. Salendo troviamo le foreste di betulle con i loro bianchi tronchi che si stagliano sul verde intenso del sottobosco.

Al termine della salita arriviamo ad affacciarsi sull’ampia e coltivata valle che ospita il Bear Lake, l’azzurro del lago sembra la continuazione di quello del cielo, una visione veramente fantastica.

Come consigliato ci fermiamo a Garden City, una piccola cittadina sulle rive del lago per gustare i famosi lamponi nella versione frullato di gelato di vaniglia al lampone.

Lungo la valle che circonda il lago i campi è intensamente coltivata si alternano ai pascoli in una continua ed infinita variazioni di tonalità di verde

Attraversiamo alcune piccole cittadine di qualche centinaio di abitanti dai nomi sicuramente impegnativi: Paris, Montpelier, Geneva.

Superiamo un altro piccolo gruppo montuoso ed entriamo nella Star Valley , a cavalo tra Idaho e Wyoming , famosa per i pascoli e la produzione di formaggi. Siamo proprio nel regno dei cowboy e della cultura del  ranch.

Ad Afton parcheggiamo le moto nella main street sotto il più grande arco fatto di corna di alce e di fronte ad un tipico piccolo ristorante a conduzione familiare dove mangiamo la nostra ennesima, ottima, bistecca con contorno di gamberi fritti. La tovaglia di carta pubblicizza i rodei e i negozi che vendono attrezzature per andare a cavallo alla moda western. Mancano solo i cavalli legati fuori dal saloon.

Rinfrancati ripartiamo e arriviamo infine a Jackson Hole, la porta turistica dell’area dei grandi parchi nazionali Grand Teton e Yellowstone, dove ci attende un bellissimo lodge western style. Le stanze  sono collocate sul perimetro di un verdissimo prato verde con al centro una piscina ed una vasca per idromassaggio, dove ovviamente trascorriamo il tempo prima della cena.

Cena a base di bistecche di bufalo ed alce che ovviamente  non poteva che essere presso il famoso ristorante  The Gun Barrel Steak & Game House.

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Da Denver a Denver – il Rosso

CanyonslandIl rosso, il Verde, il Blu, il Giallo

L’idea generale del viaggio è stata quella di visitare un area degli Stati Uniti in cui la natura e i grandi spazi fossero i protagonisti. Infatti  viaggiando in moto significa “far parte del paesaggio” . Poi c’era il mitico Motocycle  Rally a Sturgis. Infine ma non ultimi i miti dell’infanzia, fantasticarne  sintetizzati da Francesco Guccini “dalla via Emilia al West”.

Il percorso scelto è quasi un quadrato che inizia e termina a Denver seguendo il senso orario.

  1. Il lato sud, Rosso,  segue va da Denver ( Colorado )a Moab ( Utah ) e potrei definirlo.
  2. Il lato ovest, Verde, va da Moab a Yellowstone ( Wyo ) , via Salt Lake City e Yackson Hole.
  3. Il lato nord, Blu, va da Yelloswstone alle Black Hills ( South Dakota ) e Sturgis.
  4. Il lato est, il Giallo, dalle Back Hills a Denver via Cheyenne ( Wyo ).

Il racconto del viaggio seguirà lo stesso percorso.

Lasciamo Denver seguendo  la I-70 fino a Grand Junction, prima tappa. Attraversando le Montagne Rocciose con le vette ancora macchiate di neve quello che ci ha colpiti è stata la variazione della scenografia in cui la strada si srotola. Nella prima parte dominano le montagli dai profili morbidi:  il verde scuro delle conifere si interrompe lungo le valli con macchie di verde luminoso dei prati e dei campi da golf.

Poi comincia ad apparire come in una dissolvenza il rosso tipico delle rocce dalle quali  il Colorado prende il proprio nome. Le pareti si fanno più verticali ed il fiume Colorado si fa più vorticoso, si entra in un canyon vero e proprio il Glenwood Canyon. Qualche decina di miglia e più ad ovest la valle si allarga e entriamo in una mesa all’altitudine di circa 1800 metri circondati da brulle montagne simili a cumuli di ghiaia grigia-rossa che raggiungono i 3000 metri.  Un paesaggio che termina con il maestoso e inquietante monte Garfield ( 2600 m.) che incombe su Grand Jubction.

Di Grand Junction ricordo una main street di domenica, graziosa ma vuota di gente, con un negozio che vende “armi e strumenti musicali”! Scopriamo su Tripadvison un punteggio elevato al ristorante Enzo’s, casualmente vicino al nostro albergo. Un bel posto vivo, ottimo servizio e dove abbiamo mangiato bene. Penne all’arrabbiata veramente … incazzate !

Dal centro di Grand Junction al mattino attraversiamo il fiume verso ovest con il sole che illumina le balze rosse del Colorando National Monument , il primo parco del nostro viaggio.

Percorriamo la Rim Rock Drive che sale sulla mesa e lambisce lungo i suoi 30 km  i vertici delle ripide pareti dei canyons. Una sorta di balcone da cui si dominano le aree naturali selvagge del fondo dei canyons e la feritile valle  creata dal Colorado. Il traffico assente e la temperatura alta ci convincono a togliere il casco ( la legge lo consente sopra i 18 anni ) e le giacche di pelle.

Comincia così il trattamento elioterapico che proseguirà nei giorni successivi portandoci a avere colorazione analoga alle sandstones sulla pelle esposta con evidenti decorticazioni sul naso e sulla fronte. In sintesi … abbronzatura a mezze maniche e naso spellato !

Il più bel itinerario del viaggio è quello che ci ha portati da G. Junction a Moab ( Utah ), prima lungo la I-70 e poi lungo Hwy 128 : 200 km in un paesaggio da favola … o meglio da film western. La I-70 attraversa una ampio pianura pressoché deserta , simile ad un steppa delimitata in lontananza da balze rosso-grigie.

Contrariamente al solito prima di partire non facciamo il pieno considerando che l’autonomia delle moto ci dovrebbe consentire di di superare la distanza, ma … un cartello sulla deserta  I-70 “prossima stazione di servizio a 70 miglia” ha un immediato effetto ansiogeno su Daniela. Effetto che si incrementa quando usciamo dalla Interstate per entrare nella Highway 128 che si insinua in un area sempre più desolata.

Cerco di tranquillizzare dicendo che faremo benzina a Cisco ! Quando scopriamo che Cisco è un gruppo di capanne e casupole con evidenti segni di abbandono e degrado scoppia il panico.

Un sessione di terapia di gruppo calma la situazione .. ovvero ci fermiamo e con Gianni rendiamo edotte le passeggere che l’autonomia residua indicata sul cruscotto supera ampiamente le 40 miglia di distanza indicate in un cartello stradale appena superato.

Dunque ristabilita la calma seguiamo il Colorado nel suo pigro avanzare tra pareti di rocce sempre più alte e verticali che incombono sulla strada. Dopo qualche kilometro percorso in questo tunnel rosso senza soffitto la vista si spalanca su una ampia area pianeggiante semidesertica racchiusa dalle alte pareti rocciose su  cui torreggiano monoliti scolpiti dall’erosione di Castelton Tower. Percorriamo la lunga diritta solitaria strada come fossimo a bordo della macchina del tempo di H. G.Wells … ma in fondo le nostre moto sono realmente  delle macchine del tempo!

L’impatto con il paesaggio dei canyons del Colorando non poteva essere più spettacolare … così abbiamo pensato fino a che nel pomeriggio, dopo aver raggiunto Moab, visitiamo Arches National Park.

Foto e video sono in grado di descrivere adeguatamente il paesaggio, ma non possono sicuramente rivelare le sensazioni che proviamo e che tento di sintetizzare così: ma è proprio vero che noi stiamo qui o ci troviamo in una sala in cui si proietta un documentario in 3D su Marte?

Ma fanciullo che è in noi non si fa rapire da tanta magnificenza ma cerca insistentemente  tra le rocce in bilico, gli archi di pietra , i cespugli spinosi  le tracce di Willy Coyote e delle sue trappole firmate ACME.

Una giornata indimenticabile chiusa in bellezza un ne giardino di piccolo ristorante pasteggiando con Outlaw … nessun brigante ma un ottimo vino prodotto proprio a Castelton. Ovviamente … rosso !

Il mattino dopo meta Island in the Sky  nel Canyonsland  nat. Park di fronte al Arches Park.

Con un leggera brezza ed il cielo appena coperto da nuvole leggere saliamo a 1700 metri di altitudine ed attraversiamo la piatta  prateria della mesa dove i cespugli grigio-verdi  di ginepro si stagliano sulla superficie di erba bionda. La sensazione di  tranquillità e pace che genera questo paesaggio all’improvviso si interrompe con un visione quasi infernale dall’altro degli abissi creati dai fiumi Colorado e Green River che scorrono 500 più in basso . Sotto i nostri piedi la mesa si frantuma in un grande paesaggio di canyons e monoliti che declinano tutte le tonalità del rosso. Osserviamo questo paesaggio sotto di noi dalla punta di un promontorio circondati per quasi 360 gradi dagli abissi … sembra proprio di essere in un Isola nel Cielo.

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